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Una voce libera - Opinioni di Tullio
 
Di System Spaghetti (del 28/07/2010 @ 10:04:08, in Archivio 2010, linkato 15 volte)   Condividi

Già ai tempi del’assemblea costituente nei lavori preparatori dell’attuale Costituzione si discusse in merito alla soppressione delle Province, un dibattito ripreso nel 1970 con l’istituzione delle regioni a statuto ordinario.

 

La loggia massonica P2 nel suo programma ne prevede l’abolizione. Ciò non significa un respingimento dell’idea tout court.

L’abolizione delle Province comporta la modifica della Costituzione, ciò implica un’intesa condivisa a livello parlamentare. Quindi al di là di slogan ad effetto, di campagne mediali svolte senza approfondimento, il tema richiede analisi approfondita, seria, volta a ricercarne le soluzioni.

La prima domanda da porsi è se l’abolizione aumenterà o no l’attuale pressione fiscale complessiva per i cittadini.

L’abolizione delle province comporta un sicuro sacrificio per i nostri esponenti politici, per via della diminuzione di poltrone. 

Le funzioni oggi svolte dalle province che fine farebbero ? si trasferiscono verso le regioni con rischio di centralismo ? o verso i comuni (fattibile per le città metropolitane) ? Ecco la necessità di un dibattito serio.

Le province svolgono un certo ruolo utile, consentono il coordinamento dei piccoli comuni producono una serie di servizi altrimenti anti economici se disseminati sul territorio. 

Occorre passare da un sistema basato su soggetti ad un sistema basato su funzioni; un’idea è la formazioni di consorzi nei quali i comuni definiscono  forme di accordi funzionali in virtù dei quali, molto semplicemente, i comuni formano dei consorzi e affidano a essi i compiti che non riescono a svolgere da sé, già sperimentato tramite “l’unione di comuni” per taluni compiti quali quelli di Polizia Municipale, acquisti di beni ecc. Il vantaggio sarebbe proprio che tali consorzi avrebbero capacità gestionali ed organizzative molto più elastiche, cosa che oggi non possibile in nessun soggetto pubblico. 

L’abolizione delle province comporterebbe il loro trasferimento in appositi in Uffici Regionali. Quindi non smantellarle, ma eliminandone i costi burocratici.

Rimarrebbero gli uffici provinciali ed il personale, spariscono invece giunte e consigli. Quindi un taglio sostanzioso di costi per le casse dello Stato.

 

Le Regioni sopporteranno certo un aumento di personale di nuovi assessori, cioè uno per ogni provincia, tagliando però un centinaio di poltrone inutili.

Si tratta quindi di un trasferimento dell’istituzione provinciale in quella regionale. Verrebbero liberati si stima circa 30.000 persone il cui potenziale lavorativo potrebbe essere validamente espresso in altre strutture dello Stato carenti: scuole dell’infanzia, cancellerie dei tribunali, ecc.

Nella campagna elettorale del 2008 che portò Berlusconi al Governo, tra le altre cose promise l’abolizione delle province, al solito promesse da marinaio.

 

Analizziamo il risparmio dei costi che tale abolizione comporta:

 

Alcuni stimano il risparmio in 200 milioni di euro all’anno, costoro non tengono conto di altri costi quali quelli di rappresentanza, del personale “politico” a chiamata impiegato, degli uffici stampa, delle auto blu, dei segretari generali a 200.000 euro all’anno, delle sedi e quant’altro. Tutto ciò è quantificabile in non meno di 6 milioni ad ente, e quindi di circa 700 milioni di euro annui complessivi. Altri risparmi deriverebbero dall’accorpamento delle funzioni. La manutenzione delle strade e delle scuole. Oggi i Comuni si occupano di ristrutturare le elementari, le Province le medie e le superiori, il Ministero le Università. Accorpando, con lo stesso ufficio tecnico potenziato dai dipendenti trasferiti dall’ente in chiusura si potrebbero gestire tutti gli appalti ed i controlli risparmiando circa altri 500 milioni all’anno. E avanti cosi con i rifiuti, gli uffici dei piani regolatori, fino ad arrivare a un risparmio sulla spesa corrente, senza toccare nemmeno uno dei dipendenti regolarmente assunti con concorso, di circa 800 milioni di euro annui. 

In conclusione l’abolizione delle province farebbe risparmiare allo Stato 2,5 miliardi all’anno. 

 
Di System Spaghetti (del 22/07/2010 @ 09:21:13, in Archivio 2010, linkato 28 volte)   Condividi

Dal sito del Giornalista Alberico Giostra http://www.iltribuno.com/ riporto quest'articolo. ROSICARE, ROSICARE, ROSICARE.

Sono parecchi, in questi giorni, i tormenti di Antonio Di Pietro. Il primo è che i sondaggi danno il suo partito in calo o al massimo in stallo. Il secondo è l'evidente fallimento della raccolta firme per i tre referendum, amplificato dall'entusiasmante successo di quello del Forum sull'acqua. Il terzo è rappresentato dai congressi provinciali che hanno mostrato un Idv lacerato e imprigionato da una casta bulimica e marpionesca. Il quarto è Niki Vendola, che è ormai uscito allo scoperto, che è molto amato a sinistra e che è in grado, non solo di lottare seriamente per la leadership del centrosinistra, ma anche di sottrarre molti consensi all'IdV. Non a caso in un sondaggio all'interno del popolo viola il governatore pugliese è stato indicato come il leader ideale dal 63% dei militanti contro un misero 7% di Tonino che può al massimo consolarsi per aver superato De Magistris fermo al 5%. Dunque i motivi di frustrazione per il leader dell'Idv sono molti e se non fosse per la magistratura che gli dà sempre ragione, come nel caso della recentissima richiesta di archiviazione contro la denuncia di Elio Veltri, per l'ex eroe di mani pulite lo sconforto sarebbe totale. Per i cultori dei parallelismi tra Di Pietro e Berlusconi si aggiungono a questo punto altre suggestioni. Non è forse esemplarmente simmetrica la crisi che sta attraversando il Pdl rispetto a quella dell'Idv? Non è forse fallito il patetico e velleitario "ghe pensi mi" berlusconiano esattamente come la stolta competizione accesa dall'ex pm con il Forum dell'acqua a proposito dei referendum?  La verità è che come per Berlusconi anche per Di Pietro tutti i nodi vengono al pettine e se il sogno dell'uomo con il sole in tasca è miseramente fallito, sta naufragando anche l'angusta prospettiva politica inaugurata dal leader Idv, basata su una ipocrita visione della società tutta legge e ordine, falsamente ancorata a sinistra e fondamentalmente di destra. Una prospettiva che ormai non ha più carburante e che messa alle corde dal rilancio di una speranza di cambiamento alimentata da un soffio utopico, come nel caso di Vendola, rivela tutta la sua logora fibra ottusamente reclusoria. Ormai anche Di Pietro è stato infatti denudato, esattamente come la cosiddetta seconda repubblica, con il suo pasticciato sincretismo ideologico del tutto funzionale a un rinnovato istinto predatorio della nostra borghesia. Ormai è emersa l'ambigua e scaltra pratica politica di questo re contadino, la sua doppiezza, le riserve mentali con cui aderisce ad ogni alleanza, la logica proprietaria e possessiva con cui ha organizzato il suo partito, la incorreggibile personalizzazione che lo ispira, tale e quale a quella di Bossi e Berlusconi, con gli annessi pendant del familismo amorale e dei nepotismi. Un partito che deve molto alle sceneggiate televisive del suo leader, e che cresce anche grazie al mercanteggiamento locale di pacchetti di voti, dal Nord al Sud. Un partito tirato sù cooptando personaggi inguardabili e che, come quelli accroccati da Berlusconi, non potevano che dar vita al loro sport preferito, la guerra per bande, senza farsi scrupolo di ricorrere a tesseramenti spesso fasulli (al sud sono ricorsi ancora ai morti) e programmando la politica solo in base  ad un imperativo categorico: la poltrona. Tutto ciò inserito in un contesto che deve essere necessariamente virtuoso, stiamo parlando della sinistra (senza centro) non poteva che esplodere. Buona esplosione Tonino.   

 

 
Di System Spaghetti (del 19/07/2010 @ 11:23:39, in Archivio 2010, linkato 42 volte)   Condividi

Questo aticolo è tratto da un libro d'economia scaricabile gratuitamente dal sito:  www.sbilanciamoci.info

Mario Pianta è professore di Politica economica all’Università di Urbino Carlo Bo e ha svolto ricerca alla Columbia University, alla London School of Economics, all’Università della Sorbona e presso l’Istituto Universitario Europeo. Si occupa di cambiamento tecnologico, disuguaglianze, globalizzazione e alternative di politica economica. È tra i promotori della campagna Sbilanciamoci .

Le decisioni su come orientare il cambiamento del sistema produttivo in Europa devono essere riportate all’interno della sfera pubblica, con una nuova generazione di politiche per l’industria e l’innovazione – più democratiche e trasparenti di quelle del passato – a partire dalle tecnologie dell’informazione, dall’ambiente e dalla salute. 

Il profilo dell’economia del “dopo crisi” in Europa dipenderà dalle forze che ne ridisegnano le strutture. Le protagoniste, finora, sono state le grandi imprese con sistemi di produzione internazionale, e le loro risposte alla crisi sono state le riduzioni di capacità produttive e di occupazione, i tagli a ricerca e investimenti, acquisizioni e consolidamenti, rilocalizzazione della produzione nei nuovi paesi industriali. In assenza di una coerente politica europea, il risultato di queste scelte – nell’industria come nei servizi – potrebbe essere un’economia reale ridimensionata e polarizzata; i paesi, le regioni e le imprese più fragili perderebbero ancora attività produttive, lavoro e redditi. Su questa strada, l’economia europea rischia di ritrovarsi con produzioni vecchie, scarsa innovazione, bassa crescita della domanda, disuguaglianze crescenti e un pesante impatto ambientale. Non è inevitabile che finisca così. Una strada diversa, che affronti la doppia sfida di uscire dalla crisi e spostarsi verso un’economia sostenibile, può essere presa attraverso il ritorno a politiche industriali e per l’innovazione. In Europa, sono queste politiche che hanno sostenuto la grande crescita dell’industria tra gli anni cinquanta e gli anni settanta. Nei paesi emergenti, sono queste politiche che organizzano le attività pubbliche e private per acquisire conoscenze e tecnologie, investire in nuovi settori, espandere i mercati di esportazione. In Europa le politiche industriali e per l’innovazione sono passate di moda negli ultimi vent’anni quando liberalizzazioni e privatizzazioni dell’industria a proprietà pubblica hanno lasciato ai mercati e alle grandi imprese le decisioni sull’evoluzione dell’economia. Si sosteneva che i mercati fossero efficienti nell’allocare le risorse e nel scegliere i settori da sviluppare. Le politiche hanno così perso la possibilità di effettuare interventi selettivi sulle attività da sostenere e sono state limitate a meccanismi automatici, come incentivi fiscali alla ricerca e sviluppo e all’acquisto di nuovi macchinari, o sussidi a produttori e consumatori di beni particolari, come le auto o gli elettrodomestici in Italia. Il risultato è stato un modello produttivo immutato e in molti paesi, come l’Italia, un progressivo declino della produzione e dell’occupazione industriale.  ...

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Di System Spaghetti (del 13/07/2010 @ 16:40:16, in Archivio 2010, linkato 29 volte)   Condividi
Autore: Claudio Mazzoccoli
creato: 2010-04-13
___________________________________________________
Introduzione
 
 
Ricordo che il presente documento, partendo da una serie di considerazioni storiche, ma soprattutto basandosi su quanto la rete racconta dei nostri partiti, cerca di tracciare alcuni punti fermi sui quali ciascuno dovrà in qualche modo soffermarsi e prima o poi meditare attentamente, decidendo come porsi nei confronti di un soggetto politico e su quali errori evitare se vuole impegnarsi in politica per fare nascere un movimento, una organizzazione. o se semplicemente vuole ridare vitalità ed impulso alla struttura della propria zona.

Va detto che, e questo vale per tutti i partiti, è venuto il momento di affrontare il confronto con la necessaria evoluzione che non potrà farsi attendere ancora a lungo, pena l’allargamento delle sacche di insoddisfazione per l’attuale situazione presenti in molte regioni del paese

Chi, politico e non, percorre il paese, ben sa quanto esso geme sotto il peso dei problemi. Vive la più profonda crisi morale che si sia vista nel dopoguerra, più grave e più lunga di quella economica

Una crisi soprattutto generazionale, in cui 
furbizia, avidità, apparenza, avvenenza, compromesso, abuso, opportunismo, scambismo relativismo estremo, nichilismo, assuefazione, servitù, omertà, pensiero unico

sono i valori che sembrano candidarsi prepotentemente a sostituire valori ormai appassiti come :
onestà, lealtà, trasparenza, collaborazione, sincerità, altruismo, mutuo soccorso, partecipazione, sacrificio, giustizia, solidarietà, curiosità, capacità di stupirsi.

La speranza in realtà è che quindi a valle della lettura, non siano pochi quelli che si riconosceranno nel contenuto di questo documento e cominceranno a declinarlo con passione e costanza nel proprio territorio. 
Gli statuti dei Partiti e la triste realtà

Dando una occhiata agli statuti dei partiti principali chi adersisce , in teoria, lo fa perché ritiene di entrare in un partito che, lontano dalla demagogia e dai simboli, sviluppa nel territorio ed a tutti i livelli politici quella battaglia in difesa di valori che appartengono alla Etica Universale innanzitutto e poi alla Storia ed alle Tradizioni del paese in cui viviamo. 

Nella realtà, chi aderisce allo stato attuale delle cose, può farlo essenzialmente per due motivi: 
§                     (Positivo) Adesione libera e sincera alla difesa dei valori di uguaglianza, democrazia, trasparenza nella conduzione della cosa pubblica, di servizio per la comunità ed in difesa degli interessi comuni  
§                     (Negativo) Per lucrare posizioni altrimenti negate in altre compagini politiche
In genere le persone del primo tipo non vanno da nessuna parte, tanto che viene additato come esempio da seguire il politico del secondo tipo.

Innumerevoli sono gli esempi di quanti hanno fatto “bingo” e, non appena ottenuto lo scranno, hanno venduto al migliore offerente la loro posizione. Le storiografie ufficiali dei partiti trasmettono lunghe liste di nomi che vanno a formare un nutrito plotone di transfughi. E' possibile ricostruire le "migrazioni" di tantissimi esponenti politici, alcuni dei quali sono riusciti a percorrere l'intero arco politico, da destra a sinistra e viceversa.
Nella maggior parte delle volte si tratta dei proprietari di pacchetti di voti
, gente in grado di muovere un certo numero di preferenze. Nel mondo politico attuale rappresentano, per certi partiti, una materia prima insostituibile. Per capire chi sono questi partiti, basta scorrere le liste elettorali confrontando le precedenti posizioni dei candidati.

Non è spero una novità nè penso che nessuno mi darà torto se riassumo così la professione della politica attuale
       All'interno dei partiti valgono solo e soltanto le tessere
Per la formazione delle liste Elettorali valgono solo e soltanto i pacchetti di voti che si è in grado di portare per il successo  politico occorrono:conoscenze, capacità di lobbing, pelo sullo stomaco, arrivismo e.. tanto tanto  opportunismo
L'elettorato è purtroppo parte in causa, perché  il concetto di tessera implica quello di tesserato, il concetto di pacchetto di voti implica quello di quota di elettorato interessato e fedele, il punto 3 infine richiama le doti che possiamo ahimè incontrare in tanti Leader politici di oggi, a destra così come a sinistra. .

Su questo malsano modi di intendere la politica ci siamo soffermati nei capitoli precedenti quando abbiamo trattato dsi ESEMPIO e LEADERSHIP... Tutti penso abbiamo di fronte lo stato in cui la politica Clientelare ha ridotto il paese.

Se da decenni il paese è attanagliato dagli stessi problemi, senza che maggioranze di colori alterni riescano a individuare una soluzione, significa che, purtroppo, 
§                                 Chi va a comandare NON SA, NON PUO'... o semplicemente NON VUOLE fare nulla o cambiare almeno qualcosa
§                                 Chi si reca alle urne NON SA, NON PUO'... o semplicemente NON VUOLE cambiare nulla o almeno punire chi è inetto


Uno dei mali è probabilmente già qui. La Politica vive sul riciclo dei personaggi. Da questo punto nascono poi gli altri mali che tutti osserviamo. 

Scandali, collusioni, corruzione. Fiumi di pagine sono stati scritti da quanti, anche a fronte di esperienze importanti come quelle di magistrato come Piercamillo Davigo e Gherardo Colombo, hanno ritenuto importante, pur non scendendo nell’agone politico, di rendere edotti i connazionali sulla situazione in cui versa il paese, ben altra cosa rispetto alle edulcorate immagini che i TG nazionali e gran parte dei media cercano di dare. 

Dopo Mani Pulite, la maxi-inchiesta da cui è partita la scintilla che ha letteralmente “bruciato” la Prima Repubblica, si sono spenti i riflettori della stampa su questioni come la lotta alla Mafia ed alla criminalità organizzata, la trasparenza, la onestà, la uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge, la pluralità. La Magistratura,salvo rare eccezioni, è oggi oggetto di accuse ad ogni livello da parte dei nostri politici, ed è addirittura tacciata di “delinquenza". 
Buona parte dell’Italia si è adagiata nell’oblio e nella ricerca del “minimo necessario al sostegno”. La difesa del proprio microcosmo, a qualunque costo ed a qualunque prezzo. Da ciò discende la terribile conseguenza che osserviamo: la adesione ad un patto in cui si attribuisce il GOVERNO a chi ha il POTERE di assicurare, anche solo in modo apparente, la tranquillità e lo “status-quo”.

Un patto, si badi bene, assolutamente scellerato, in quanto si barattano diritti acquisiti nel tempo, pagati con il sangue dai nostri padri, pur di ricevere dai media “la visione” di un paese sotto controllo, ben guidato. Pezzi di Costituzione barattati per buoni- sconto della vita. 

Le cose non stanno ovviamente come nell’immagine che buona parte della stampa cerca di gabellarci, ma ciò non è importante, specialmente per chi è convinto che Dr House è realmente un medico, per chi è convinto che oggi in giro per i Palazzi ci sono i salvatori della patria…

Scompaiono quindi i morti ammazzati, le inchieste (Why Not, Poseidone), scompaiono i processi (Spartacus) , scompare quella cronaca che lascerebbe tanti italiani senza i fisici abbondanti di vallette leziose e soprattutto spogliate, il latte-miele quotidiano scandito dalle televisioni commerciali e quindi dai RAI-Set. 

Scompaiono le rassegne stampa straniere e quello che del nostro Paese viene scritto sulle principali fonti informative internazionali. Tutto quello che abbiamo è una informazione “filtrata”. 

Se scompare la immagine, non scompare purtroppo la realtà. Una realtà che si allarga giorno per giorno, con le sue piovre, con il suo carico di morti che quotidianamente vengono prodotti da pizzo e faide, dalle tante sofferenze nei centri per la gestione degli immigrati. Una realtà che vede il paese in ginocchio sotto gli effetti di una crisi che è andata ad aggiungersi ad una situazione pregressa già precaria.

I Responsabili delle associazioni degli Avvocati Penalisti sollevano l’allarme carceri. La popolazione carceraria sta per superare numericamente i livelli raggiunti all’epoca dell’Indulto. La percentuale di recidiva (ovvero che, una volta scarcerati, si ritorni a delinquere) aumenta in modo vertiginoso con l’aumento del periodo penitenziario. Le cause: una situazione di sovraffollamento insostenibile, che ha condotto la Comunità Europea a sanzionare l’Italia ed associazioni umanitarie a denunciare l’Italia come stato che tratta i carcerati in un modo disumano. Per un paese che crede di vivere oramai in situazione di sicurezza non è il meglio sapere che a breve qualcuno chiederà un nuovo indulto e che le carceri continuano a riempirsi a velocità preoccupante.. 

Quelli che si informano, che leggono e che, soprattutto, non dimenticano, NON cascano ovviamente nel tranello dei media che sostituiscono con parti femminili più o meno scoperte (sempre più “più” e sempre meno “meno”…) le parti più tristi della vita, quelle che rappresentano purtroppo la sconfitta quotidiana non solo di questo governo ma dello Stato nella sua interezza, in quanto non in grado di reagire ai problemi, ingessato da tanti compromessi.
 
Di System Spaghetti (del 12/07/2010 @ 08:14:57, in Archivio 2010, linkato 30 volte)   Condividi

Bruno Amable è professore di economia all’Université Paris 1 Panthéon-Sorbonne e ricercatore presso il Cepremap (Center for economic research and its applications). Le sue ricerche attuali si concentrano sui rapporti fra cambiamento delle istituzioni economiche ed evoluzione degli equilibri sociopolitici.

La crisi degli ultimi due anni non è semplicemente una crisi della “finanza senza regole” o una crisi del “capitalismo trainato dalla finanza”. Si tratta di una crisi del modello neoliberista di capitalismo, un modello le cui caratteristiche non si limitano alle peculiarità del sistema finanziario degli Stati Uniti o del Regno Unito. Di conseguenza, le possibilità di utilizzare la crisi come un’opportunità per rovesciare la transizione verso il modello neoliberista non possono limitarsi a iniziative di regolamentazione della finanza.
La finanziarizzazione dell’economia è solo un aspetto del modello neoliberista di capitalismo. Ha contribuito in modo decisivo alla rottura dell’alleanza socialdemocratica tra imprese e lavoratori e all’emergere di una nuova alleanza tra mondo finanziario, manager e lavoratori qualificati. Gioca un ruolo importante nella coerenza globale del modello neoliberista; impone vincoli a breve termine alle imprese, facendole dipendere da mercati del lavoro flessibili per la loro competitività; aumenta le disuguaglianze di reddito; divide i salariati e rafforza il potere delle élite economiche e politiche. Ma altre istituzioni sono più importanti del sistema finanziario per la stabilità o instabilità dei compromessi socio-politici su cui si fondano i modelli europei di capitalismo: per esempio, la protezione sociale o le istituzioni del mercato del lavoro.
Negli ultimi due decenni, i modelli europei di capitalismo sono stati indeboliti da una serie di riforme strutturali neoliberiste che hanno interessato diversi ambiti istituzionali: tagli al welfare, flessibilità del mercato del lavoro, privatizzazioni, eccetera. Le conseguenze sono state l’aumento delle disuguaglianze e l’indebolimento delle capacità collettive dei salariati. Invertire questa tendenza implica un’azione che deve essere diretta verso i vari ambiti che hanno risentito del neoliberismo e verso la costruzione di una nuova alleanza sociopolitica. In particolare devono essere combattute due tendenze del modello neoliberista fra loro collegate: la crescita dei profitti e delle disuguaglianze e l’indebolimento delle istituzioni che proteggono i lavoratori. La flessibilità del mercato del lavoro, il decentramento della contrattazione salariale e la contrazione della spesa sociale hanno aumentato la divergenza degli interessi tra i lavoratori e hanno indebolito operai e impiegati meno qualificati. La riduzione di queste disuguaglianze non può limitarsi all’utilizzo degli strumenti fiscali, che potrebbero tutt’al più ridistribuire reddito, ma lascerebbero inalterate le disuguaglianze di potere. Un nuovo sistema economico non deve semplicemente rendere la distribuzione del reddito meno diseguale, ma rompere l’alleanza dominante tra élite finanziaria, dirigenti d’impresa e lavoratori qualificati e sostituirla con un nuovo compromesso basato sulla maggioranza dei salariati. ...

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Come da richiesta dell'interessato questo post di Facebook è stato tolto dal Blog.

Segue un commento di Tullio sul congresso provinciale dell'Italia dei Valori.

Liana Barbati gia consigliere regionale è stata riconfermata alla guida dell'Idv provinciale. E' questo il risultato emerso dal congresso del partito svoltosi giovedì al "Buco Magico" di Reggio.

Sono seguite molte polemiche per lesclusione dalla lista dei candidati di Matteo Riva consigliere regionale oltre che consigliere comunale di Reggio Emilia , sembrerebbe che lesclusione sia dovuta per non aver presentato in tempo utile le firme necessarie affinchè la sua mozione potesse concorrere alla nuova segreteria dipietrista.

Matteo Riva è passato allIdV poco tempo prima delle elezioni comunali di Reggio Emilia u.s. Il suo apporto di voti ha impedito una vera debacle del partito alle elezioni. Forte di un pacchetto di voti consistente è riuscito a farsi eleggere consigliere regionale con sorpresa dei concorrenti bolognesi.

Una riconferma circondata da polemiche e compromessi sia prima che dopo il momento del voto. L'ex vicesindaco di Reggio e attualmente consigliere regionale, con un colpo di mano, ha infatti escluso dai giochi il consigliere comunale e regionale Matteo Riva , reo, insieme al suo staff, di non aver presentato in tempo le firme necessarie perch la sua mozione potesse concorrere alla nuova segreteria del partito.

Le modalità della votazione è stata la solita a sentire un testimone, un gruppo di persone si è presentato nella sala accolte dal "boss" chiedevano che nome dovevano scrivere.e tutto alla luce del sole, tutti vedevano e non dicevano niente. Questo sistema spregiudicato ed immorale di far politica può rappresentare è l'anticamera di possibili infiltrazioni malavitose nella politica. Il do ut des viene da se come possibilità futura per quanto sopra letto.
Lo scontro intestino all'interno dell'Idv locale, a questo punto, non ha ancora raggiunto la tregua sperata. Matteo Riva, forte dei numeri e dell'appoggio di area cutrese, aveva chiesto che nessun candidato alternativo fosse presentato per la segreteria. Così è stato, ma l'esclusione inaspettata della sua mozione ha aperto una grande frattura nel partito, le cui conseguenze sono tutte da vedere.

 
I partiti politici da tempo avanzano con fatica e nonostante le apparenti coalizioni di centro destra e centro sinistra, non si pu dire che in Italia ci sia stato davvero il bipolarismo, anzi, per effetto di questa anomaliail ruolo politico dei tanti eletti diventato privo di incisivit, di forza, di impegno, pi grigio del solito, tanto da non riuscire pi ad entusiasmare o coinvolgere i cittadini sempre pi preoccupati per le tante situazioni negative che hanno investito la nostra bella Italia.
Il bipolarismo fallito ancor prima della sua nascita e le responsabilit sono tutte a carico di questaclasse politica che dapprima hasbandierato come innovativa questa soluzione salvo poi richiedere un ritorno al passato dopo avere verificato che per ognuno di loro non sarebbero state garantite il controllo, il potere e la gestione ad personam.
In questi ultimi anni molti partiti sono stati costretti ad un nuovo look, altri sono spariti dalla scena politica ed altri ancora presentano conflitti e incoerenze interne, tanto che nessuno di questi, oggi, rappresenta seriamente e concretamente una alternativa e una speranza per una seria gestione della politica e del bene comune dei cittadini i cui problemi, inveceaumentano .
Ma la necessit di trovare dei punti di aggregazione alternativi ai partiti, il bisogno di molti, di contribuire almiglioramento della societ ha fatto s che nascessero diversi movimenti, e gruppi politici composti da persone convinte che in Italia si possa ancora costruire una classe politica che sappia raccogliere le istanzedei cittadini e individuare soluzioni che ci rendano veramente allaltezza e al lo stesso livello degli altri Paesi Europei.
Come Italia Attiva cogliamo la necessit di iniziare un nuovo percorso politico, pur mantenendo la nostra identit, orientato a costituire una c.d. CONFEDERAZIONE composta dai tanti soggettiper mettere INSIEME le forze, le idee, le persone e i programmi per affrontare di comune accordodi volta in volta, quei problemi ancora oggi irrisolti che partono dal sociale per arrivare alle questioni economiche e legislative che da tempo angosciano i nostri concittadini.
Pertanto lanciamo questo nostro invito a quanti condividono questa breve e stringatissima analisi per iniziare a ragionare al fine di poter concretizzare per davvero quanto sopra e per fornire a chi ci crede ancora un punto di riferimento per far fronte le questioni che attengono al bene comune in un contesto politico composto da regole serie, democratiche, trasparenti e con obiettivi che hanno solo lo scopo di tutelare gli interessi dei cittadini.
Massimo Delfino Parlato
Direzione Italia Attiva
 

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