Dalle elezioni regionali del 28-29 marzo 2010 possiamo rilevare i seguenti risultati:
1) Crescita dell’astensionismo, che ha toccato il 36,4 per cento, una percentuale mai raggiunta nella storia repubblicana (+6,0 punti percentuali nelle 15 regioni rispetto alle elezioni europee del 2009, quando già si era registrato il massimo storico).
2) Perdite consistenti dei due partiti maggiori, Partito Democratico (PD) e Popolo della libertà (PDL) che rispetto alle elezioni europee perdono nel complesso ed in valori assoluti, 3,5 milioni di elettori di cui: 2,4 milioni il PDL e 1,1 milioni il PD, in questo computo si tiene conto solo dei voti andati esplicitamente alle liste PD e PDL, e non dei voti andati ai soli candidati presidente.
3) la prestazione deludente di quasi tutti i partiti minori, ad esclusione di Lega Nord (che avanza contendendo sempre di più al PDL lo status di primo partito del Nord) e il Movimento 5 stelle.
Si tratta ora d’analizzare chi è stato colpito maggiormente dall’astensionismo
L’ Istituto Cattaneo ha effettuato un’analisi riguardante i flussi elettorali fra le elezioni europee del 2009 e quelle regionali del 2010. Sarebbe stato più corretto il confronto tra le regionali di quest’anno con le regionali del 2005, ma il quadro politico di questi ultimi 5 anni è talmente cambiato da renderlo improponibile.
L’Istituto Cattaneo nell’analizzare i cambiamenti intercorsi nei 9 mesi tra le due votazioni elezioni e quelle per il parlamento europeo, ha effettuato i suoi calcoli prendendo come campione 10 città: Torino, Milano, Brescia, Padova, Parma, Reggio Emilia, Modena, Bologna, Roma, Napoli.
Analizzando al dettaglio i flussi elettorali in riferimento al fenomeno dell’astensione e ai movimenti avvenuti tra i partiti, all’interno e tra centrosinistra e centrodestra quasi tutti i partiti hanno perso voti per il fatto che elettori che li avevano votati alle europee del 2009 non si sono recati alle urne a queste regionali, ma dall’analisi dei flussi appare con evidenza che il partito che ha sofferto in misura maggiore, in termini assoluti, per l’astensionismo è il PDL. Al contrario il PD non presenta perdite significative verso l’astensionismo.
Per quanto riguarda l’area di centrosinistra emergono tre fattori rilevanti:
1) In tutte le città studiate il PD perde sistematicamente voti verso l’Italia dei Valori.
2) A sua volta l’IdV cede voti al Movimento 5 stelle.
3) La sinistra radicale (che rappresenta nel 2009 per l’elettorato di Sinistra e libertà, Rifondazione Comunista e Partito Comunista dei Lavoratori) perde voti quasi dovunque in maniera rilevante verso l’astensione.
Sulla base di quanto detto sopra, risulta che il movimento di Beppe Grillo, la dove si è presentato, guadagna voti soprattutto dall’IdV, che a sua volta ne prende al PD, come se il distacco dal PD fosse un processo che avviene in due fasi; prima passaggio a IdV e poi al Movimento 5 stelle.
Nell’area di centrodestra, oltre ai flussi sistematici di elettorato che si sposta dal PDL all’ astensionismo, c’è un consistente flusso di voti dal PDL alla Lega Nord.
Causa prima dell'attuale crisi politica che ha investito il centro destra è lo squilibrio della triplice intesa a favore di Bossi. Gianfranco Fini ha mostrato da tempo l'insofferenza per questo squilibrio di poteri, soprattutto in riferimento al cosiddetto federalismo fiscale, cui i Finiani storicamente portati per un centralismo si sono mostrati più volte ostili. Silvio Berlusconi insofferente delle distanze che Fini andava prendendo su questioni pseudo politiche però vitali alla sopravvivenza del governo Berlusconi quali addirittura leggi costituzionali con lo scopo di difendere il Premier dai suoi guai giudiziari, ne ha deciso infine lincompatibilità politica nel PDL. Aggravanti del distacco sono anche il modo di governare anti democratico e moralmente indecente di Berlusconi.
Lo strappo avrà sicuramente conseguenze sulla tenuta del Governo, che non più maggioranza alla Camera.
Fini con il nuovo gruppo dei suoi con l'etichetta di "Futuro e Libertà" ha mostrato di fronte a tutti di cosa è capace un animale politico consumato come lui. Con sondaggi che danno Berlusconi in calo, il centro in crescente crescita d'interessi da parte degli elettori delusi del centro-destra, l'Italia dei Valori in calo, la sinistra stazionaria, ha ricucito un suo spazio politico dove di sciuro confluiranno, sia destrorsi delusi che aspiranti centristi, mettendo così in un angolo le speranze di Casini e Rutelli di creare un polo centrista.
Con questa mossa ora Fini può trattare con Berlusconi alla maniera forte.
Completando il quadro sulla situazione politica non si può non scrivere sul Partito Democratico che nel centro sinistra rimane la forza di riferimento. Il suo trasformismo verso un partito moderato di centro sinistra ha trovato nei movimenti populisti di Bossi e Antonio Di Pietro un ostacolo frenante la crescita. Le posizioni morbide non ne hanno frenato la fuga verso la Lega Nord e l'IdV, nel contempo non sono stati capaci d'attirare a se l'elettore destrorso. La responsabilità di ciò di quella frangia del partito formata da nostalgici ed ideologisti incapaci d'ascoltare la gente, soprattutto in tema di immigrazione.
La sinistra radicale già ampiamente punita dall'elettorato con l'esclusione di suoi rappresentanti nelle Camere, si è mostrata ancora oggi incapace di un' analisi sulle cause della sua sconfitta. Incapace d'innovazione, incapace di una comunicazione politicamente innovativa, conduce la sua lotta ancorata a nostalgici slogan che se da una parte fan felici costoro dall'altro si rivelano incapaci d'attrarre nuovi elettori.
I lavoratori che oggi sono maggioranza nel paese non sono gli operai ma il popolo della partita IVA e la sinistra radicale chiusa nel suo cieco bigottismo ideologico non lo ha ancora compreso.
Da questo scenario della sinistra radicale si distacca un uomo nuovo: Nichi Vendola che possiede una virtù sconosciuta ai sinistrorsi, sa comunicare.
Andare al voto ora per Berlusconi potrebbe si significare una vittoria ma di Pirro, anzi di Prodi, per aggiornarci !