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Per un umanesimo del nostro tempo
Di System Spaghetti (del 11/02/2010 @ 06:21:09, in Archivio 2010, linkato 116 volte)
Il Congresso Romano dell’Italia dei Valori si è aperto con un messaggio “visivo” chiaro ed inequivocabile, rivolto alla platea: Antonio Di Pietro seduto al centro della tribuna con a fianco la tesoriera nazionale del partito l’On. Silvana Mura. Il messaggio, diretto e duro come un pugno nello stomaco, era: “Qui non si cambia nulla!”
L’accusa che da più parti si rivolge ad Antonio Di Pietro non è tanto relativa a presunti illeciti penali, ma di aver disatteso la speranza in un “Risorgimento morale della politica” da lui propugnato entrando in politica, e che ha fatto accorrere nell'IdV molti elettori speranzosi in nuova rinascita.
La questione morale all’interno del Dipietrismo sollevata con clamore da un articolo di Paolo Flores D'Arcais, direttore della rivista MicroMega, lo dimostra, e le risposte date successivamente nella stessa rivista da Antonio Di Pietro, non sono soddisfacenti. Parte del popolo Dipietrista sta ribellandosi come ben testimoniato nel portale web di Facebook, essi sono speranzosi di un ritorno alle origini del Dipietrismo. Alla luce del congresso Romano le loro attese sono state ampiamente disattese.
Aspetti positivi di questi movimenti di base come “Parole Civili” di Massimo Barberio a Modena, non sono destinati ad esaurirsi. Essi rappresentano segni inequivocabili che istanze culturali e sociologiche, prodromi di un nuovo umanesimo stanno delineandosi nello scenario sociale e quindi politico Italiano. Cause promotrici sono da ricercarsi in un' esigenza di legalità, onestà, lealtà, profondamente sentita e poco ascoltata della gente, che percepisce come il nostro Paese sia orientato verso qualcosa sempre di più ignoto ed oscuro.
Oggi si parla di politica come della causa di tutti i mali della società moderna e contemporanea. Quel che è assurdo è che proprio da coloro che della mala politica si nutrono proviene tale pensiero. Da coloro, cioè, che della politica hanno una visione spettacolare o del compromesso; non, invece, una visione anche mistica, paragonabile a quella dei Greci o dei Romani che vedevano la Politica come discussione e soluzione ai problemi della “loro” gente.
La scoperta dei Valori. Non sempre e solo intesi come la Morale o l’Etica; ma come lo stare bene insieme agli altri; il sapere che non vi sono conflitti sociali perché la funzione pubblica, ad iniziare dalla Giustizia e dalla Scuola per finire con la Sanità, è ben amministrata o somministrata che dir si voglia.
Il Paese reale è quello del quale ognuno di noi si sente “fiero” e non “angosciato” di appartenere, con spirito di nazionalità, mai sufficientemente storicizzato. E’ per queste ragioni che i deboli, gli emarginati, il giovane, l’anziano, gli elitari, le persone di buona volontà, devono fare sentire la propria voce di cambiamento e farla sentire a coloro in grado di recepirla e poterla meglio rappresentare, affinché dal Paese virtuale si passi a quello reale. Il momento più importante per fare questo è arrivato!